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Intervista a Roberto Leoni, Presidente emerito della Fondazione Sorella Natura e Amici del Creato - Terra dei Figli Blog
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Intervista a Roberto Leoni, Presidente emerito della Fondazione Sorella Natura e Amici del Creato

Intervista a Roberto Leoni, Presidente emerito della Fondazione Sorella Natura e Amici del Creato

Presidente Leoni, quali esperienze personali o formative l’hanno portata, da docente e dirigente pubblico, a fondare un’organizzazione come Sorella Natura? Gli aspetti personali sono fondamentalmente due. Il primo: essendo io di Assisi, ho succhiato quelli che sono gli ideali francescani del Cantico delle creature, il rapporto con l’ambiente. Poi, da ragazzo ho avuto una formazione scout e quindi anche questo contatto con la natura e diciamo così sono stato un naturalista mancato; e poi mi iscrissi all’istituto magistrale che allora – con una battuta – era la scuola dei poveri o dei somari. Di qui un impegno che è stato costante nella mia attività e in particolare anche in quella professionale come dirigente al Ministero della Pubblica Istruzione mi impegnai molto a portare avanti le tematiche ambientali. Di qui è nata sorella natura. 

Nel 1991 nasce l’idea che poi diventerà Fondazione Sorella Natura. Qual è il filo rosso che collega oggi quell’intuizione con le sfide ecologiche contemporanee? Ma io direi che il filo rosso è quello che, da miopi che guardano lontano, nel ’91 quando l’idea nacque con la prima conferenza nazionale Sorella Acqua e poi la costituzione come associazione nel ’92, trasformata attorno al 2000 in fondazione, è quello di un approccio alla problematica della tutela ambientale che si fonda su etica, scienza e tecnologia alla luce del messaggio francescano. L’associazione è nata come laica. Laica nel senso, come dire, corretto del termine (non ha a che fare con il laicismo), aperta a tutti gli uomini e donne di buona volontà che si ritrovano nei principi etici del Cantico delle creature che possono essere sintetizzati nella tutela della vita e nel rispetto dell’ambiente e dell’uomo.

Cos’è per lei la saggia ecologia e come si differenzia da altre visioni ecologiche nei dibattiti attuali? Ecco, diciamo che la saggia ecologia, se posso usare una metafora, deriva dal fatto che è la mano custodiale dell’uomo che deve intervenire positivamente nell’ambiente naturale con – ovviamente – tutte le necessarie garanzie, ma senza il rifiuto dell’intervento umano. Noi già nel ’93 a Milano tenemmo un grande convegno sulle grandi opere, ad esempio, dai no pregiudiziali ai sì meditati e ci siamo dati anche delle regole, diciamo così. Il primo è il decalogo della saggia ecologia, che sono dei punti di attività per quanto riguarda l’impegno individuale. Questo fu approvato a un convegno mondiale delle religioni e l’ambiente nel ’93 a Lussemburgo. E poi, invece, nel rapporto con le istituzioni, abbiamo dato vita alla carta deontologica dello sviluppo sostenibile che appunto afferma che l’intervento dell’uomo sulla natura deve esserci. Io uso sempre una metafora: se il contadino non taglia i rovi, i rovi coprono l’ulivo, lo seccano e poi il roveto, crescendosi addosso, si autosecca. La natura in sé non è buona; perché se la natura in sé fosse buona non avremmo avuto – per esempio – il tifone che in questi giorni ha danneggiato gravemente l’Italia meridionale. La natura è natura, non ha il senso della bontà. Il mito che certo ambientalismo ha è come quello del 1700 del buon selvaggio e poi si scopre che il buon selvaggio magari è cannibale. Saggia ecologia è un approccio che si confronta con le tematiche ambientali nell’ottica dello sviluppo sostenibile; e, come ho detto, sviluppo sostenibile è quello sviluppo che ha tre principi: etica, scienza e tecnologia. Troppo spesso invece l’approccio è stato o fondato sull’ideologia, sul pregiudizio, sull’emotività, su un approccio di quasi sadomasochismo umano nei confronti della tematica ambientale. E quello che è accaduto anche con certe decisioni dell’Europa rientra proprio in questo. Quindi la saggia ecologia non ha nulla a che fare con l’ambientalismo ideologico, emotivo e – in qualche caso – anche delinquenziale.

Quali sono i progetti di cui va più fiero in termini di impatto sociale e culturale? Diciamo che siamo estremamente soddisfatti, noi della fondazione Sorella Natura, che è un gruppo molto largo di amici, anche se poco conosciuti. Perché di parolacce cerchiamo di dirne poche, le bottiglie molotov, le sassate o i blocchi stradali non li facciamo e quindi ovviamente il nostro tipo di approccio è un approccio “per coloro i quali vogliono pensare e riflettere sulla tematica ambientale”. Noi ci siamo sempre impegnati, anche perché io sono un uomo di scuola: ho cominciato la mia attività come maestro elementare di ruolo a 19 anni, poi a 27 anni sono stato il direttore didattico allora più giovane d’Italia (la gioventù è un record che si perde molto presto). Poi ho fatto l’ispettore e ho finito la carriera come consigliere al gabinetto dei ministri e nella pubblica istruzione mi sono impegnato molto nella tematica ambientale. Tant’è che nel 1993 (il 13 dicembre, ancora lo ricordo con orgoglio professionale) riuscii a far firmare dal Ministro della Pubblica Istruzione (che allora era la Iervolino) e da quello dell’ambiente (che allora era Spini) la prima ed unica circolare biministeriale sull’educazione ambientale (che allora si chiamava conservazione della natura). A livello professionale ho portato avanti molte attività nell’ambito della scuola italiana (dalla materna al superiore) finché poi questa attività non fu sciolta dal ministro Berlinguer che non è che sostituì Roberto Leoni alla guida di questo impegno, ma lasciò lasciò perdere il discorso dell’educazione ambientale. Ma qui il discorso mi porterebbe lontano e preferisco invece dirle – dando una risposta più precisa alla sua domanda – che noi siamo molto orgogliosi di aver operato e seguitare ad operare per la corretta educazione ambientale, che è trasversale e multidisciplinare (guai a pensare a una materia educazione ambientale). L’educazione ambientale viene dal contesto del contenuto disciplinare, comincia dalla scuola per l’infanzia e va avanti poi sempre; anche negli adulti come educazione permanente. Siamo orgogliosi di aver portato avanti delle attività di tipo culturale e soprattutto in questi ultimi anni sulla tematica relativa alle all’energia e alla transizione energetica. Con i nostri meeting annuali (siamo arrivati al quinto), due dei quali li abbiamo svolti anche al Senato della Repubblica, perché una caratteristica di Sorella Natura è quella di essere in stretto contatto con le istituzioni. L’ambiente si gestisce nel rispetto delle competenze istituzionali. Questo non significa essere proni, ma significa essere collaboratori e come collaboratori la cosa che oggi ci piace di più è quella della istituzione delle Guardie ambientali volontarie custodi del Creato, cioè delle persone che si impegnano per un intervento preventivo e legalitario su tutte le tematiche ambientali, ma anche sociali. 

È stato nominato Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica. In che modo questi riconoscimenti istituzionali hanno influenzato la diffusione dei valori della Fondazione? 

Beh guardi, per quanto riguarda i riconoscimenti istituzionali, quello che mi portò ad avere riconoscimento come Commendatore deriva dal fatto che noi abbiamo ristampato per la prima e unica volta in otto secoli in una edizione facsimile al 100% fuori commercio il codice 338 che è quello che contiene i più antichi scritti di San Francesco, a cominciare dal dall’originale del Cantico delle creature. Questo lo abbiamo donato a Pontefici, a Presidenti della Repubblica e fra gli altri lo donammo al Presidente Giorgio Napolitano, il quale rimase affascinato e da questo giunse poi, inaspettata francamente, la nomina a Commendatore. Poi tre anni fa il Presidente Mattarella mi ha anche onorato nominandomi Grande Ufficiale al Merito della Repubblica. Quindi questo aspetto consente un rapporto di tipo istituzionale; non è tanto un qualche cosa a me come persona, ma a me come rappresentante di una impostazione socioculturale molto importante sulla tematica ambientale. Io la la chiamerei anche – accanto a saggio ecologia – una rivoluzione conservatrice; è un ossimoro, semmai lo approfondiamo.

La fondazione annovera tra i suoi soci benemeriti figure come il cardinale Pietro Parolin. Quanto sono importanti anche queste collaborazioni per la visibilità e l’efficacia delle vostre iniziative?

Per noi queste figure istituzionali sono molto importanti perché sono, da un lato, il riconoscimento di un impegno molto serio che io ho portato avanti per 30 anni. Poi, al compimento degli 80 anni, visto che anche i cardinali non vanno più in conclave dopo gli 80 anni, ho lasciato la presidenza e seguito a collaborare come presidente emerito (l’attuale presidente è una giovane ricercatrice universitaria e quindi è garantito il futuro di sorella natura). Con il mondo della Chiesa, la maggior parte di noi (direi il 99% sono cristiani e cattolici), il rapporto è antico. Ci ha seguito fin dall’inizio Sua Eminenza il cardinale Giovanni Battista Re, che oggi è il decano del Sacro Collegio e ci onora di amicizia anche il cardinale Parolin, che ha sempre mandato i suoi messaggi ai nostri meeting. Abbiamo un rapporto molto forte con tante persone nell’ambito delle istituzioni (quelli che sono i cosiddetti grand commis dello Stato) e io sono stato favorito nell’assumere tanti contatti con personaggi molto importanti, cito Carlo Deodato, segretario generale oggi della Presidenza del Consiglio perché, avendo lavorato per circa 10 anni al gabinetto del Ministero della pubblica istruzione, ho avuto anche per motivi di impegno professionale tutta una serie di contatti con coloro i quali portano avanti a livello fra “burocratico alto” le attività istituzionali legate anche alla tematica ambientale dal punto di vista, diciamo così, politico istituzionale. Cito, e lei lo sa bene, fra i nostri amici Nicola Procaccini, perché al di là dell’appartenenza ad un partito è persona che porta avanti quella che è una battaglia di saggia ecologia a livello europeo. Io per qualche anno ho fatto il consigliere delle relazioni internazionali del nostro Ministero della Pubblica Istruzione e sono andato tantissime volte a Bruxelles e lì che cosa ho imparato? Ho imparato che prevalentemente c’è una burocrazia miope e autoreferenziale che va che va combattuta. 

Bene, approfondiamo allora questo aspetto della rivoluzione conservatrice, se vuole illustrarlo. 

Sì, volentieri. Perché uso questo ossimoro? Sembra una contraddizione, perché oggi domina una cultura, io preferirei forse dire una pseudocultura, ambientale progressista che considera l’essere umano qualche cosa di negativo. In particolare le tematiche attuali dello sviluppo in occidente viste come il male che genera le problematiche ambientali. Evidentemente non è così. Invece, nell’ambito di una visione corretta oggi, è rivoluzionario andare alla ricerca di quella che è la saggezza, oltre che la sapienza, del rapporto dell’uomo con l’ambiente naturale. E questo è molto importante perché andare alla ricerca dei valori etici, culturali, tradizionali a 360° per educare le giovani generazioni, ma anche per orientare l’attività degli Stati in un corretto rapporto con la problematica ambientale è fondamentale. Cito la tematica del Green Deal che si è molto orientata verso una sorta di deindustrializzazione, basti pensare al discorso della produzione delle automobili: non si può pensare a uno sviluppo corretto sostenibile, il quale per la tutela (su cui c’è molto da da discutere) ambientale genera disoccupazione, povertà e una regressione sociale; perché poi la gente che si ritrova a essere disoccupata o emarginata evidentemente pone dei problemi anche di tipo legale. Oltretutto, questo tipo di approccio che noi stiamo dando ai giovani lo presentiamo come il fatto che “o Dio mio domani saremo tutti morti, la Terra sarà distrutta e quant’altro”, generiamo una forma di pessimismo che veramente ha una caratteristica ideologica di sadomasiochismo e che è lontano dalla realtà. La realtà è che se i problemi che l’umanità genera l’ambiente sono importanti, l’umanità è fatta di homo sapiens, è fatta di etica, scienza e tecnologia e quindi, con un corretto impegno politico (nel senso istituzionale più alto) le problematiche potranno essere risolte. Siamo all’alba di una soluzione che potrà essere probabilmente definitiva sulle tematiche ambientali e quindi anche correttiva della problematica del riscaldamento globale che è la fusione nucleare, verso la quale oggi è orientata la ricerca a livello mondiale e anche noi italiani siamo molto avanzati; anche perché finalmente le istituzioni, con l’impegno del Ministro dell’Ambiente (ma non solo, direi di tutto il Governo) oggi sul nucleare finalmente si è posta una correzione etica, scientifica e tecnologica a quell’approccio che tanti anni fa ci ha fatto regredire su questo tema mentre eravamo una delle nazioni all’avanguardia.

Cosa immagina per la Fondazione tra vent’anni, che traguardi sogna di vedere realizzati, anche a livello di visione, di numeri, di impatto? Ma guardi, a livello di di crescita numerica il problema della Fondazione non è un problema perché appunto non è un’associazione che ha bisogno di tanti soci, ha bisogno invece di un bel gruppo di persone che deve espandersi che si impegnino in un’ottica di saggia ecologia e di amicizia, che è un valore fondamentale, fra gli uomini e poi amicizia con il Creato e quindi con tutte le problematiche ambientali. E punterei nel futuro a un impegno maggiore in Italia nell’aspetto educativo. Se lei pensa che nella scuola italiana, di cui io sono stato per cinquant’anni un esponente non di ultimo livello, l’educazione ambientale è a macchia di leopardo: in qualche posto si fa, anche bene; molto spesso non si fa e molto spesso si fa in maniera ideologica, generando nelle giovani generazioni una confusione mentale sulla tematica e anche una crassa ignoranza sugli aspetti scientifici e tecnologici. Quindi un impegno sempre più forte su questa tematica e le nuove linee di indicazioni che il Ministro Valditara ha dato alla scuola dell’infanzia e al primo grado del ciclo, che riguarda quindi la scuola primaria e la scuola media, sono orientati in questo senso. Io ho conosciuto tanti ministri, debbo dire finalmente è arrivato uno col quale sarei stato onorato di collaborare, ma sto vivendo i felici anni del pensionato e quindi la mia collaborazione col ministro è una collaborazione amicale, ma non una collaborazione diretta e operativa. Poi, per l’altro aspetto, io mi auguro che possa esserci una internazionalizzazione, cominciando dall’Europa, di quelli che sono i valori culturali della fondazione Sorella Natura e – come ricaduta operativa – delle Guardie ambientali volontarie e custodi del Creato. E su questo mi auguro che possa, ho avuto modo qualche volta di parlarne con Nicola Procaccini, essere presentato al Parlamento europeo quello che abbiamo fatto in questi ormai 35 anni e delle prospettive del futuro se c’è bisogno di saggia ecologia in Italia c’è bisogno sicuramente in Francia, in Germania, in Belgio, ma anche nelle altre parti del mondo e se sono utili le Guardie ambientali volontarie custodi del Creato – che poi fanno un’opera di prevenzione e di educazione alla legalità a 360° – probabilmente servono anche e oltre il confine italiano; servono in Europa quantomeno. 

Per chiudere, San Francesco: 1226-2026, ottavo centenario del Transito, appunto, di San Francesco; che significato ha per Sorella Natura questo anniversario? Enorme! Intanto San Francesco, con il Cantico delle creature, ha dato un messaggio ecologico che trascende il tempo ed è valido per tutti gli uomini, anche non cristiani. E poi c’è un insegnamento bellissimo: nel momento del suo trapasso Francesco ha voluto essere sepolto nudo sulla nuda terra. Un insegnamento questo ecologico e spirituale enorme. In questo anno noi siamo inseriti con la seconda edizione rinnovata del codice 338, di cui le accennavo precedentemente. Questo codice, come le ho detto, contiene il cantico delle creature e tutti i documenti più antichi del francescanesimo. Senza questo codice forse il francescanesimo sarebbe stato diverso. Con il Comitato nazionale del centenario francescano abbiamo fatto una opera di rinnovamento di questa edizione che risale al 2003. E l’abbiamo anche presentata il 24 settembre a Papa Leone XIV. Metto in evidenza che il codice 338 è una chicca culturale molto importante ed è fuori commercio. Per cui in questo siamo dentro alle attività, pur modestamente, per il centenario francescano. Io credo che il centenario francescano del 2026 abbia un’importanza eccezionale per richiamare non solo noi italiani, ma direi veramente secolare. Del resto viene un secolo dopo il precedente centenario che fu portato avanti da una figura eccezionale di assisano. l’avvocato Fortini, che allora era ipodestà della città e che fece conoscere direi il francescanesimo a tutto il mondo in quel momento dal punto di vista della comunicazione che allora cominciava a modernizzarsi. E oggi il centenario francescano ha una valenza di grandissimo impatto, non solo per noi italiani, ma ritengo veramente a livello mondiale, perché la tematica del corretto rapporto dell’uomo con l’ambiente naturale è una tematica fondamentale vista nell’ottica di San Francesco. Che è poi un’ottica fondamentalmente ottimistica: l’uomo non è colui che danneggia il creato; l’uomo è quello che lo custodisce. Se fa danni se ne accorge e siccome è sapiens può anche ripararli. 

Chiudiamo con la lezione più sorprendente che la natura le ha insegnato lungo questo percorso. Direi che la lezione sorprendente che la natura mi ha insegnato è di avermi portato a uscire dal centro storico di Assisi come abitante e venire a vivere in campagna circondato di animali, circondato dalla natura che cerco di tutelare e nella quale mi sento immerso, soprattutto in questi anni di fine vita, perché ho 83 anni (certo arriverò a 150), ma insomma sono veramente un qualche cosa che consente la riflessione su se stessi e guardare in maniera fiduciosa (quindi l’ottimismo della ragione) al futuro, non tanto mio, quanto dei miei figli, dei miei nipoti, dei miei bisnipoti; in sostanza al futuro dell’umanità. E questo è un messaggio che ritengo sia molto importante e francescanamente è quello del “pace e bene”; che però io da sempre traduco dicendo: pace che non è pacifismo (e su questo chi ha orecchie per intendere intenda); bene che non è buonismo o volemose bene, ma anzi bene che è il ritorno alle regole, al saper distinguere il bene dal male.

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La Redazione