Il mare come bene comune: educazione ambientale e responsabilità delle comunità costiere
Il mare non è soltanto una risorsa economica o uno scenario turistico. È un bene comune, un patrimonio naturale e culturale che appartiene a tutti e che, proprio per questo, richiede responsabilità diffuse. In un Paese come l’Italia, dove il mare segna confini, storie e identità locali, ridurlo a oggetto di consumo stagionale significa impoverire non solo l’ambiente, ma anche le comunità che vi si affacciano.
La tutela del mare non può essere demandata esclusivamente alle istituzioni o alle normative. Senza una coscienza condivisa, senza educazione e senso di appartenenza, ogni politica resta fragile. È su questo terreno che si colloca il lavoro di Ambiente Mare Italia, che da anni promuove una cultura del mare fondata sulla conoscenza, sulla responsabilità e sul coinvolgimento diretto dei cittadini.
Il mare come spazio vissuto, non astratto
Troppo spesso il mare viene percepito come qualcosa di distante: un orizzonte da guardare, un luogo di svago, un contenitore apparentemente infinito. In realtà, il mare è uno spazio vissuto e abitato, anche quando non ce ne rendiamo conto. Le sue condizioni incidono sulla qualità delle coste, sulla pesca, sul clima locale, sull’economia e sulla salute degli ecosistemi terrestri.
Riconoscere il mare come bene comune significa accettare che ogni comportamento individuale ha conseguenze collettive. Scarichi, rifiuti, ancoraggi incontrollati, incuria delle coste non sono problemi lontani, ma ferite che si accumulano nel tempo.
Educazione ambientale come fondamento
Ambiente Mare Italia insiste su un punto spesso trascurato: non esiste tutela senza educazione. Le campagne di sensibilizzazione, le attività con le scuole, le iniziative di citizen science non sono accessorie, ma centrali. Conoscere il mare, i suoi equilibri e la sua fragilità è il primo passo per rispettarlo.
L’educazione ambientale non è indottrinamento, ma formazione del senso del limite e della responsabilità. È insegnare che il mare non è “di nessuno”, ma di tutti, e che proprio per questo non può essere usato senza criterio.
Comunità costiere e responsabilità locale
Un ruolo decisivo spetta alle comunità costiere. Chi vive quotidianamente il mare ne è anche il primo custode. Pescatori, operatori turistici, cittadini, amministrazioni locali condividono una responsabilità che non può essere delegata altrove.
Quando le comunità sono coinvolte, la tutela diventa concreta: pulizia delle spiagge, rispetto delle praterie marine, attenzione alle attività nautiche, difesa della biodiversità. Quando invece il mare viene percepito come qualcosa di estraneo, prevale l’idea dello sfruttamento immediato.
Ambiente Mare Italia lavora proprio per rafforzare questo legame, restituendo al mare il suo valore di bene identitario, non solo economico.
Oltre l’emergenza, una visione di lungo periodo
La protezione del mare è spesso affrontata solo in chiave emergenziale: inquinamento, plastiche, disastri ambientali. Tutti problemi reali, ma che rischiano di oscurare la necessità di una visione di lungo periodo. La vera sfida è costruire un rapporto stabile e duraturo tra uomo e mare, basato su equilibrio e rispetto.
Questo richiede continuità, presenza, manutenzione. Non bastano interventi spot o campagne occasionali. Serve una cultura diffusa che riconosca nel mare un’eredità da trasmettere, non una risorsa da esaurire.
Il mare come eredità per i figli
Terra dei Figli nasce da una domanda semplice e insieme decisiva: che cosa lasciamo a chi verrà dopo di noi? Il mare è parte integrante di questa eredità. La sua salute racconta il grado di responsabilità di una comunità verso il proprio futuro.
Difendere il mare come bene comune significa difendere il paesaggio, la biodiversità, il lavoro, la qualità della vita. Significa riconoscere che la cura dell’ambiente non è una moda, ma un dovere civile.
Ed è solo attraverso educazione, responsabilità locale e partecipazione delle comunità che il mare potrà continuare a essere non un problema da gestire, ma una ricchezza da custodire.
Claudio Rotunno


