L’ecologia integrale di Fare Verde
INTERVISTA A CINZIA NEGRI, PRESIDENTE DI FARE VERDE
FARE VERDE è nata con l’idea di un ambientalismo concreto e legato alla vita quotidiana. Oggi secondo lei il dibattito ambientale rischia di diventare troppo ideologico e lontano dai problemi reali dei cittadini?
Innanzi tutto vorrei precisare che Fare Verde si definisce un’associazione ecologista piuttosto che ambientalista. La fondamentale differenza è la visione filosofica e allo tempo concreta. l’Uomo – in quanto essere senziente – ha il dovere di tutelare e proteggere l’ambiente in cui vive. Una visione di ecologia integrale e non antropocentrica.
Una frase rappresenta in modo particolare la nostra visione: diamo voce a chi non vota, animali, foreste, il mare, la Terra e le future generazioni. Paolo Colli, il nostro fondatore prematuramente scomparso, aggiunge “e a chi vive nel Terzo Mondo”.
L’ambiente viene percepito come un termine astratto: ma parliamo di aria che respiriamo, di acqua che beviamo, del mare in cui ci bagniamo, delle città in cui viviamo, delle strade che percorriamo, di ciò che mangiamo. Non c’è nulla di più concreto. La sfida è far capire che è di questo che parliamo quando parliamo di tutela dell’ambiente: parliamo di noi, delle nostre vite.
Molti cittadini percepiscono i problemi ambientali soprattuto nelle città: rifiuti, degrado, inquinamento, consumo di suolo. Quanto è importante partire da questi temi per ricostruire una vera coscienza ideologica?
Credo che la sensibilità verso temi ecologici vada costruita, e l’educazione ambientale è il primo passo. Riuscire a far capire il meccanismo causa/effetto. Parliamo dei rifiuti: il miglior rifiuto è quello che non si produce, e ognuno di noi può scegliere di acquistare prodotti senza imballaggi o con imballaggi ridotti al minimo. Parliamo di filiere corte, chilometro zero, che abbatte i costi ambientali relativi ai trasporti, il riuso, e il riciclo delle materie prime seconde che derivano dagli scarti (carta, plastica, vetro, prodotti alimentari).
Da sempre siamo convinti sostenitori del ritorno al vuoto a rendere, e sosteniamo la proposta di legge sul deposito cauzionale per gli imballaggi in PET.
Certo, poi le amministrazioni devono fare il loro: potenziare la raccolta differenziata, costruire gli impianti di trattamento dei rifiuti, è una scelta politica ovviamente.
FV è conosciuta per le iniziative di volontariato ambientale, dalle pulizie del parchi alle campagne contro l’abbandono dei rifiuti. Quanto conta oggi la responsabilità personale rispetto alle grandi politiche ambientali?
Noi non siamo nati e non esistiamo per fare operazioni di pulizia, che seppure significative non sono la soluzione. L’ultima domenica di gennaio si è svolta la 35^ edizione del Mare d’Inverno. Capisce, sono 35 anni che a fine gennaio centinaia di volontari scendono in spiaggia. Raccogliere rifiuti è fare educazione ambientale: come ci è finita la cialda del caffè in spiaggia? Come possiamo evitare il disastro ambientale dovuto alle microplastiche? E poi censimento dei rifiuti, che è fondamentale per confrontarsi con le amministrazioni: partendo da ciò che abbiamo raccolto, quali sono le azioni che noi cittadini e voi amministrazioni possiamo compiere per evitare l’inquinamento dovuto all’abbandono o al cattivo smaltimento dei rifiuti? Le faccio un esempio: i cotton fioc. Ogni anno continuiamo a raccogliere migliaia di bastoncini in plastica: al cittadino dobbiamo spiegare che non si gettano nel water dopo averli utilizzati, al Ministero dobbiamo chiedere come mai ci siano ancora cotton fioc in plastica, visto che c’è una legge che dopo vicende alterne è comunque in vigore dal 2019?
Il ruolo delle associazioni sui temi di ecologia deve essere necessariamente quello di proporre soluzioni al problema del degrado ambientale, il confronto costante con le amministrazioni e la Politica deve essere prioritario. Altrimenti rimarremo sempre “quelli del NO” chiusi nella nostra idea di Mondo Perfetto.
Molti giovani sono sensibili ai temi ambientali, ma spesso con toni radicali. Come si può costruire una cultura ecologica seria concreta e capace di coinvolgere le nuove generazioni senza cadere negli estremismi?
Da qualche anno molti giovani si sono avvicinati al mondo ambientalista. Io personalmente sono felice di portare la nostra visione di ecologia tra i giovani e devo dire che avere nel direttivo quattro persone al di sotto dei 30 anni è per me già una vittoria.
Con loro abbiamo organizzato dei flash mob, stiamo lavorando sulla comunicazione per raggiungere attraverso i social la fascia d’età 15/20 anni; saranno loro domani la voce di Fare Verde.
L’esempio è fondamentale.
Claudio Rotunno



