Nicola Procaccini intervistato da La Verità
L’11 dicembre 2019 – al momento della presentazione al Parlamento europeo – Ursula von der Leyen paragonò il Green deal allo sbarco sulla luna. Sette anni dopo quell’immagine torna, capovolta, in un’intervista di Antonio Rossitto a Nicola Procaccini uscita su La Verità di lunedì 3 agosto: «Più che un allunaggio, sembra l’Apollo 13. È stato il più grave errore geopolitico della storia europea».
Procaccini è europarlamentare di Fratelli d’Italia, co-presidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti e responsabile Ambiente del suo partito. L’intervista accompagna l’uscita di L’ecologia dei conservatori. Il ritorno al sacro della natura (Giubilei Regnani), che si apre con la prefazione della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni – «Non esiste un ecologista più convinto di un conservatore» – e di cui su questo blog si è già data lettura. Il punto di partenza è sempre lo stesso: «L’ecologia, diceva Roger Scruton, è la quintessenza della causa conservatrice. È l’amore per la propria casa da difendere, curare e tramandare».
Il rapporto con il limite è il cardine del libro. Il limite non è ciò che il progressismo impone in nome della natura: è ciò che vuole rimuovere. «Sono quelli che odiano i confini, che siano posti dalla natura o dall’umanità poco cambia, secondo loro: vanno abbattuti. A cominciare da quelli nazionali. Ogni limite va rimosso, con ogni mezzo», scrive Procaccini. Dall’altra parte sta chi «difende i limiti perché ne comprende la saggezza divina e l’utilità sociale»: il conservatore, che nella sua definizione coincide con l’ecologista.
La tesi centrale è che il Green deal non sia stato un programma tecnico, ma un programma politico. «Nella scorsa legislatura, Frans Timmermans è stato il padre padrone della Commissione europea», dice Procaccini. «Il suo Green deal è una piattaforma politica: ci trovi lo stigma contro l’economia, la famiglia, i confini. Socialismo sotto mentite spoglie. E i frutti avvelenati stanno maturando nel tempo, vedi la direttiva sulle case green».
La direttiva (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica nell’edilizia fissava al 29 maggio 2026 il termine per il recepimento; nessuno Stato membro l’ha notificato in tempo e il 15 luglio la Commissione ha inviato lettere di costituzione in mora a tutti e ventisette i Paesi. «Quando la realtà non piace, si combatte per inventarne una alternativa», commenta Procaccini.
Sul clima Rossitto ricorda che giugno 2026 è stato il più caldo mai registrato in Europa occidentale secondo il programma di osservazione europeo denominato “Copernicus”. La risposta scinde il dato dalla narrazione: «Il cambiamento climatico è la normalità. Il nostro pianeta esiste da quattro miliardi e mezzo di anni. Le fasi calde si alternano alle ere glaciali». Il contributo umano non viene negato ma ridimensionato nella sua misurabilità – «Esiste un contributo antropico, ovvio. Ma quantificare quanto sia determinante è complesso. Non abbiamo la manopola: alza di un grado o abbassa di due» – mentre l’allarme è letto come strumento: «Se la gente non è terrorizzata dalla fine del mondo, non ingoia la transizione verde».
Ne discende una posizione chiara sul tema energia: «Le fonti fossili sono ancora necessarie. Far finta del contrario significa vivere in un’utopia». Il paradosso che indica è prima di tutto industriale – «abbiamo rinunciato a estrarre petrolio e gas dai nostri giacimenti smantellando le raffinerie, salvo poi dipendere dall’estero» – e la bussola che propone ha una direzione precisa: sovranità energetica e neutralità tecnologica, con gas, petrolio e rinnovabili nel breve periodo, fissione nucleare nel medio, fusione nel lungo.
A chiusura dell’intervista una lettura dei rapporti di forza a Bruxelles. «La crisi economica ha imposto pragmatismo. L’industria tedesca, a partire da quella automobilistica, ha conosciuto una recessione devastante. Berlino e Bruxelles sono state costrette a svegliarsi.» Sul Partito popolare europeo il giudizio è netto: «Prima era costretto a fare da ruota di scorta. Oggi sia il Parlamento europeo che il Consiglio europeo sono ormai guidati dal centrodestra. La “maggioranza Ursula”, di fatto, non esiste più». Nei mesi scorsi i Popolari hanno effettivamente votato più volte con i gruppi di destra per alleggerire il peso dei vincoli di sostenibilità sulle imprese, senza per questo abbandonare la coalizione che sostiene la Commissione.
L’intervista è uscita sulla versione stampata de La Verità del 3 agosto 2026, alle pagine 13 e 14.
Claudio Rotunno


