Recensione del libro “L’ecologia dei conservatori” di Nicola Procaccini
Pubblichiamo la recensione di Dante Maffia (Roseto Capo Spulico, 17 gennaio 1946), poeta, romanziere e saggista italiano.
Claudio Rotunno
www.terradeifigli.it
NICOLA PROCACCINI, L’ecologia dei conservatori – Il ritorno al sacro della natura, con la Prefazione di Giorgia Meloni, 2026, Roma . Cesena, Giubilei Regnani Editore, pp. 213,
Finalmente un libro utile. Ormai siamo sommersi da troppa cartaccia vuota e banale e quindi avere tra le mani un’opera che tenta “Il ritorno al sacro della natura” mi convince, se ce n’era bisogno, che non tutto è perduto, che se apriamo gli occhi possiamo ancora trovare i rimedi giusti per non andare alla deriva.
L’argomento che Nicola Procaccini tratta è tra i più scottanti e più interessanti del momento (sia chiaro però che l’ecologia è argomento perenne e universale) e proprio perché è sacrosantamente vero che non siamo padroni della natura ma soltanto custodi, come viene sottolineato da Giorgia Meloni nella Prefazione.
E’ da qui che bisogna partire, ma soprattutto dal fatto che l’ecologia dei conservatori difende l’identità anche dei luoghi e quindi nessuno la può ridurre, e ci si prova costantemente, a espediente politico elettorale, oppure peggio, a diversivo ingannevole e accattivante che coinvolge tutti e quindi è facilmente riportabile a battaglie che si sono fatte per ragioni estranee o vagamente legate alle problematiche nella loro dimensione dirompente.
Nicola Procaccini ha il dono di saper porgere ogni cosa con semplicità e
naturalezza e ciò rende il lettore sempre più interessato alla storia che viene fatta, indirettamente, di tutto ciò che sono state le intenzioni e le battaglie. Battaglie quasi sempre organizzate con digressioni o intenzioni non sempre pulite e con implicazioni che finalmente non sembrano fenomeni di filosofia infernale e oscura, perché raccontati per quelli che sono, senza aggiunte e senza sconvolgimenti di carattere ideologico.
Non nascondo che meraviglia la capacità di Procaccini nell’aver saputo coordinare tutti, ma proprio tutti i dettagli e le divaricazioni che ogni volta hanno aggredito o smussato o deviato l’argomento. Appare dunque chiaro che finalmente il quadro ha la sua realtà obiettiva e su questa bisogna adesso convergere attenzione e impegno, in modo che non resti, ancora una volta, una campana suonata a vuoto.
L’Indice del libro non è dettagliato, sono riportati soltanto i capitoli e non le tante suddivisioni in capitoli che affrontano gli obiettivi nella loro peculiarità. E bisogna dirlo, senza diventare uomo di parte, vengono citati anche “Gli errori della destra”. Insomma non si è trascurato nulla e Procaccini addirittura conclude con una poesia di Pier Paolo Pasolini, a dimostrazione che a lui preme fare luce obiettiva e non persistere sul ”clamoroso errore” del Green Deal.
Con molta umiltà il nostro autore, nelle “Conclusioni”, afferma di aver voluto “descrivere senza pretese di esaustività i tratti generali dell’ecologia dal punto di vista dei conservatori. Tradizionalista e innovatrice, pragmatica e trascendente, semplice e profonda”.
C’è riuscito perfettamente e direi con esaustività, e quelle che apparentemente sembrano delle divagazioni, sono invece la dimostrazione che l’ecologia dei conservatori è una realtà ben definita e finalmente intesa nella sua essenza. Non è casuale che ci siano citazioni e riferimenti costanti e proprio per documentare che la questione deve finire di essere di parte e deve coinvolgere tutti. Non è una trovata, infatti arriva disinvoltamente ad affermare: “Ho sempre preferito gli idealisti agli indifferenti. Pure quando sbagliano. Ci sarà tempo per maturare in riflessività e saggezza e per mettere a fuoco le analisi e le soluzioni”.
Un politico capace di simili affermazioni va seguito e condiviso, va portato ad esempio per mostrare ai disillusi e ai furbetti che quando le battaglie sono concrete e investono l’umanità non bisogna trincerarsi in un simbolo. Ecco perché Procaccini non si preoccupa di dare la sua interpretazione negativa su Rousseau, sempre e da tutti osannato, e dichiara la sua adesione a un Papa come Bergoglio che può dare interpretazioni diverse, ma che ha saputo guardare alla natura in modo serio e concreto.
Si noti che “L’ecologia dei conservatori” non si muove esclusivamente per argomenti e per sillogismi, ma porta anche esempi di attività che personalmente ha visitato e che sono la dimostrazione di un processo ormai fuori dalle intemperie esclusivamente di carattere teorico. Si legga il capitolo “Un’altra storia di innovazione, rispetto della natura, e malagiustizia, a partire da pagina 142 in cui viene detto che “L’idea dei fratelli Martena fu geniale”.
Insomma, siamo al cospetto di un uomo illuminato, che sa discutere anche delle ere che aggrediranno, forse, l’umanità ( io ho avuto i brividi leggendo il capitolo “Non esiste una temperatura giusta della Terra, ma quella giusta per noi).
E’ proprio vero, una volta tanto il risvolto di un’opera annota la verità: “Un libro polemico e visionario, che mira a restituire alla parola ecologia il suo significato più autentico: la cura della nostra casa, senza rinunciare alla libertà”.
Un libro che sarebbe piaciuto sicuramente a Tommaso Campanella, che molti hanno dimenticato, si tratta dell’autore de “La città del sole”.
DANTE MAFFIA


