Da Pescara a Trieste, otto città per un’altra idea di ecologia
Di solito la presentazione di un libro vive lo spazio di una sera e si chiude con gli applausi della sala che l’ha ospitata. Per L’ecologia dei conservatori. Il ritorno al sacro della natura, il saggio di Nicola Procaccini edito da Giubilei Regnani e presentato in anteprima nazionale lo scorso 22 aprile, in occasione della Giornata della Terra, la storia è andata diversamente. A due mesi dall’uscita il volume si è rimesso in cammino: otto incontri in otto città, da Pescara a Trieste, distribuiti in sette giornate tra il 19 giugno e il 3 luglio. Una scelta che dice già qualcosa del messaggio, perché un’ecologia che nasce dall’amore per i luoghi non può che raccontarsi nei luoghi, andando incontro alle persone.
Il viaggio è ormai entrato nel vivo. Le prime tappe sono già alle spalle: l’itinerario, annunciato dallo stesso europarlamentare, ha preso avvio il 19 giugno a Pescara, nella Sala Tinozzi del Palazzo della Provincia, dove a dialogare con l’autore è stato l’avvocato Andrea Cocchini e dove hanno portato il proprio saluto il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il senatore Etelwardo Sigismondi e l’onorevole Guerino Testa. È proseguito poi il 22 a Milano, a Palazzo delle Stelline. Restano davanti le tappe del 26 giugno a Bari, a Villa Romanazzi Carducci, e del giorno successivo a Matera, negli spazi di Casa Cava; il 29 giugno l’appuntamento è a Firenze, a The Lodge; il 2 luglio una doppia tappa emiliana, a Reggio Emilia e a Sassuolo; la chiusura, il 3 luglio, a Trieste, al Generali Convention Center.
La mappa è significativa. Non un percorso costruito attorno alle capitali del potere o ai palazzi di Bruxelles, ma una linea che attraversa l’Italia da nord a sud, dalla costa adriatica all’entroterra emiliano, dal Mezzogiorno dei Sassi al confine orientale. Capoluoghi e città di provincia, ciascuna con il proprio volto e la propria comunità. È la geografia di un’idea precisa: l’ecologia conservatrice non parla soltanto dall’alto, ma si radica nei territori e nelle storie concrete che li abitano. E non è un caso che il viaggio si sia aperto in Abruzzo, terra di parchi e di montagne, là dove la cura del paesaggio è esperienza quotidiana prima che tesi politica.
Al centro del libro, e dunque del viaggio, c’è una convinzione che Procaccini riconduce all’etimologia stessa della parola: ecologia viene dal greco oikos, «casa», e significa in fondo «occuparsi della propria casa». È l’oikophilia con cui il filosofo conservatore Roger Scruton, riferimento dichiarato dell’autore, definiva l’amore per i luoghi a cui apparteniamo. Da qui l’immagine che Giorgia Meloni propone nella prefazione, dove scrive che «l’essere umano non è il padrone del Creato, ma il suo custode»: una tutela che tiene insieme sviluppo e responsabilità e che restituisce alla parola ecologia il suo significato più antico, prima ancora che politico.
È su questo terreno che si gioca la distanza dall’ambientalismo a cui ci siamo abituati, percepito come astratto e ideologico e declinato in Europa attraverso la formula del Green Deal. Procaccini non rinuncia alla critica, ma sceglie di affidarla soprattutto alla proposta: dimostrare, città dopo città, che «un altro ambientalismo è possibile», capace di coniugare il rispetto del sacro con il realismo dell’economia e del lavoro.
Non a caso l’invito che accompagna il tour rifugge i toni del comizio. L’autore presenta le tappe come un’occasione per parlare di vita ed errori, di amore e bellezza, prima di congedarsi con un più leggero «ci vediamo in giro». Il registro è quello della conversazione, non del proclama: un’ecologia che chiede di essere conosciuta da vicino, guardata in faccia, discussa. Le prime sale, da Pescara a Milano, lo confermano nel formato scelto, fatto di dialogo con un interlocutore e di saluti delle istituzioni del territorio.
Proprio la tappa milanese di Palazzo delle Stelline, seguita in diretta sui canali social dello stesso Procaccini, ha offerto un saggio di questo registro. A discutere del libro è intervenuto anche il presidente del Senato Ignazio La Russa; con lui Procaccini ha voluto ringraziare, fra gli altri, Carlo Fidanza, Mario Mantovani, Pietro Fiocchi, Vincenzo Sofo, Roberto Parodi e l’editore Francesco Giubilei, insieme alle istituzioni regionali e comunali che hanno accompagnato l’appuntamento. In chiusura l’europarlamentare ha allargato lo sguardo al futuro dell’energia, soffermandosi sul nucleare e sulla promessa ancora aperta della fusione: la prova, ha lasciato intendere, che realismo tecnologico e cura del Creato non sono in contraddizione. E ha congedato la sala con un’immagine inattesa, prendendo in prestito un verso di Alan Sorrenti: «siamo figli delle stelle». Un finale leggero, quasi musicale, ma fedele al cuore del libro: ricordare che l’uomo appartiene a un ordine più grande, e che proprio da questa appartenenza nasce il dovere di custodirlo.
È forse questo il senso più autentico del viaggio. Portare un libro da Pescara a Trieste significa scommettere che le idee sull’ambiente non si difendono soltanto nelle aule parlamentari, ma si costruiscono nell’incontro con le comunità, una sera dopo l’altra. La cura della natura, in fondo, comincia sempre da casa propria; e proprio per questo va condivisa camminando, di città in città, con chi quei luoghi li abita e li ama. Il cammino è appena cominciato: da qui al 3 luglio restano ancora molte sale da riempire.
Claudio Rotunno


