Il polisilicio e le stelle
Martedì 25 agosto, presso la Fiera di Rimini, Nicola Procaccini ha concluso la serie di interventi nell’ambito dell’incontro “Transizione energetica e competitività nell’Unione europea”, che era promosso dal Parlamento europeo e dalla Commissione europea insieme alla Compagnia delle Opere. Tra i relatori anche Paolo Acunzo per l’ENEA, Alfredo Maria Becchetti per il GSE, Carlo Battistini per la Camera di commercio della Romagna, Matteo Carassiti di E-WIDE e Marco Temeroli del Gruppo SGR. “Provo innanzitutto a depurare dall’ideologia un tema, quello dell’energia”, ha detto Procaccini, attribuendo alla Commissione precedente, quella in cui il Green Deal era affidato a Frans Timmermans, l’errore di aver preso la decarbonizzazione come unica bussola. Il discrimine, secondo l’eurodeputato, è un altro: essere capaci di produrre energia oppure essere costretti a comprarla dagli altri.
Nell’Adriatico l’Italia ha rinunciato a estrarre: “è folle che noi andiamo a comprare dalla Croazia il gas naturale che la Croazia estrae dai nostri giacimenti”. La produzione nazionale è scesa quasi ininterrottamente dopo il picco degli anni Novanta.
Per Procaccini le materie prime critiche sono la base dimenticata del Green Deal: non è il sole a far funzionare i pannelli fotovoltaici, ma il polisilicio, e senza terre rare il vento non muove nessuna turbina. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia la Cina concentra circa l’85 per cento della capacità produttiva dell’intera filiera solare, e sui wafer è arrivata al 95 per cento.
Da lì il nucleare, che sulla fissione considera ormai sdoganato. E poi i due minuti finali. Il titolo di questa edizione del Meeting è un verso di Dante, L’amor che move il sole e l’altre stelle, e Procaccini lo ha preso alla lettera: ha ricordato Arno Penzias e Robert Wilson, che nel 1964 scoprirono la radiazione cosmica di fondo e nel 1978 ebbero il Nobel, e poi George Smoot, che con il satellite COBE ne fotografò le prime variazioni e nel 2006 ricevette il Nobel insieme a John Mather. Alla conferenza stampa dell’aprile 1992 Smoot disse che – per chi è religioso – era “come guardare Dio”; Smoot è venuto a mancare quasi un anno fa, il 18 settembre 2025.
Quel fiotto di energia – ha detto Procaccini – è la fusione nucleare, ed è lì che si giocherà il vero vantaggio competitivo: non fra settantacinque anni, ma molto prima. Ha citato il professor Franco Cotana, sostenitore del confinamento inerziale, che secondo Procaccini stima un decennio. Cotana è amministratore delegato di RSE, che proprio al Meeting ha portato IFER-1, il prototipo in scala della camera di un reattore a fusione a confinamento inerziale, esposto in fiera per tutta la settimana del Meeting.
La chiusura è stata di Procaccini: “dobbiamo avere i piedi per terra quando parliamo di energia, ma dobbiamo anche avere la capacità di guardare non soltanto davanti a noi, ma persino sopra di noi, perché è lì la chiave del tutto”.
Claudio Rotunno


