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ACCORDO ALLA COP 28 DI DUBAI. SE E’ DAVVERO STORICO LO DIRANNO I FATTI.  - Terra dei Figli Blog
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ACCORDO ALLA COP 28 DI DUBAI. SE E’ DAVVERO STORICO LO DIRANNO I FATTI. 

ACCORDO ALLA COP 28 DI DUBAI. SE E’ DAVVERO STORICO LO DIRANNO I FATTI

ACCORDO ALLA COP 28 DI DUBAI. SE E’ DAVVERO STORICO LO DIRANNO I FATTI. 

Malgrado il forte pessimismo della vigilia, determinato anche dalle un po’ pretestuose polemiche legate al ruolo di presidente dell’assise Sulta Al Jaber, ceo della compagnia petrolifera Abu Dhabi National Oil Company, il risultato c’è stato al vertice sul clima COP 28 di Dubai. Doppia laurea in ingegneria chimica e petrolifera negli Usa e in economia e commercio all’Università inglese di Coventry, oltre a gestire e proteggere i proventi nazionali di gas e petrolio, il cinquantenne Al Jaber è CEO di Masdar, la compagnia che vuole trasformare gli Emirati in un hub delle energie rinnovabili e costruire la prima città a zero emissioni di carbonio, nel deserto: Masdar City. Insomma, il businessman cinquantenne ha lavorato, nel corso della sua carriera, per rendere il suo Paese una superpotenza energetica a due teste. Ma le sue frasi proprio sui combustibili fossili, nei giorni scorsi avevano lasciato presagire un sostanziale fallimento della riunione, anche se non compare quel “phase out” come volevano la maggioranza degli Stati e si parla di transition away che risulta certamente un po ‘più ambiguo. 

Ma il risultato è comunque storico, perché i governi hanno concordato per la prima volta in assoluto una “transizione” dai combustibili fossili per evitare gli effetti peggiori del cambiamento climatico, in un accordo “storico” del vertice sul clima COP 28. Il presidente del vertice mondiale, Sultan al-Jaber, ha detto: “Per la prima volta in assoluto nel nostro accordo finale è presente un testo sui combustibili fossili.” L’accordo non è giuridicamente vincolante, ma invita tutti i paesi ad abbandonare l’uso di combustibili fossili, per la prima volta in quasi 30 anni di vertici COP sul clima. Ciò non soddisfa i piccoli stati insulari come Samoa e le Isole Marshall, che in precedenza avevano spinto ad “eliminare gradualmente” tutti i combustibili fossili, cosa che sarebbe stata più forte della “transizione” finalmente concordata. Ma certamente non è oro tutto quello che luccica, e il documento ha al suo interno ancora dei punti oscuri come giustamente denota il copresidente del gruppo dei Conservatori al parlamento europeo,  Nicola Procaccini “L’uscita graduale dalle energie fossili stabilita dalle conclusioni della Cop 28 rappresenta un passo nella giusta direzione, ma deve essere accompagnato da un approccio tecnologicamente neutrale. Serve una programmazione che eviti nuove e pericolose dipendenze energetiche e quindi politiche. Ma serve anche una maggiore attenzione verso gli ecosistemi devastati dall’estrazione delle materie prime necessarie per la transizione energetica”.

Certamente dei passi avanti significativi sono stati fatti ma rimane da capire se i grandi inquinatori come la Cina, per esempio, che in passato ha sempre in maniera surrettizia boicottato questi accordi, abbia davvero intenzioni di abbandonare i combustibili fossili, carbone in primis, con il quale il colosso cinese si avvale per ricavare la gran parte della sua energia. “Inoltre, il richiamo del testo finale alla necessità di contribuire globalmente all’uscita dalle fonti fossili- continua Procaccini- deve essere seguita da fatti concreti. Non è accettabile che alcuni Stati, come la Cina, ottengano condizioni di enorme vantaggio competitivo, non rispettando gli stessi standard delle altre nazioni in termini di diritti civili, sociali e ambientali”. L’accordo prevede specificamente “l’abbandono dei combustibili fossili nei sistemi energetici, in modo giusto, ordinato ed equo… in modo da raggiungere lo zero netto entro il 2050 in linea con la scienza”. Il documento riconosce “la necessità di riduzioni profonde, rapide e durature delle emissioni di gas serra (gas serra) in linea con il percorso di 1,5°C” e invita le nazioni a prenderne atto. La bozza di 21 pagine al punto 28 “riconosce la necessità di riduzioni profonde, rapide e durature delle emissioni di gas serra in linea con il percorso degli 1,5 gradi e invita le parti a contribuire agli sforzi globali, secondo modalità  determinate a livello nazionale, tenendo conto dell’accordo di Parigi”.

Tra le azioni indicate è confermata la richiesta di “triplicare la capacità di energia rinnovabile a livello globale e raddoppiare la media globale del tasso annuo di efficienza energetica entro il 2030”, accelerare gli sforzi verso la riduzione graduale dell’energia prodotta dal carbone unabated, cioè senza tecnologia di cattura e stoccaggio. Il testo allo stesso articolo invita ad “accelerare gli sforzi a livello globale verso sistemi energetici a zero emissioni nette, utilizzare combustibili a zero e a basso contenuto di carbonio ben prima o intorno alla metà  del secolo”. E ancora, si conferma come nella bozza precedente di “accelerare le tecnologie a zero e a basse emissioni, tra cui, tra l’altro, energie rinnovabili, nucleare, tecnologie di abbattimento e rimozione” delle emissioni “come la cattura, lo stoccaggio e l’utilizzo del carbonio in particolare nei settori ‘hard to abate’, e la produzione di idrogeno a basse emissioni di carbonio”.

Il documento finale è il risultato di consultazioni con le parti dopo che un precedente testo era stato giudicato “deludente” da molti Paesi e aveva creato una spaccatura con un gruppo di Paesi dell’Opec, tra cui Arabia Saudita, Iran, Iraq, Kuwait e Russia, che si erano opposti all’ipotesi di phase out, cioè all’uscita dalle fonti fossili.  L’opinione sulla storicità dell’accordo sembra unanime, dall’inviato Usa per il clima John Kerry a Teresa Ribera, vice presidente della Spagna, Paese che ha la presidenza di turno della Ue. Anche i Paesi più critici con le bozze precedenti, le piccole isole (cioè la loro alleanza, l’Aosis) ha riconosciuto dei miglioramenti. Ma resta sul tavolo anche la questione della sostenibilità finanziaria che occorre trovare per arrivare ad una transizione energetica, senza demolire interi settori economici ed impoverire imprese e cittadini. ,  “Il testo pone basi solide per la fine dell’era dei combustibili fossili, puntando su rinnovabili ed efficienza energetica. Ci vorrà molto più supporto finanziario, da parte di pubblico e privato, per supportare tutti i paesi nella transizione. Ma la via è tracciata”, ha affermato il co-direttore di ECCO think tank, Luca Bergamaschi.

Vincenzo Caccioppoli