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Gli stessi giacimenti - Terra dei Figli Blog
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Gli stessi giacimenti

Gli stessi giacimenti

Nel 1952 l’Agip scoprì a Ravenna il giacimento “Ravenna Terra”, e nel 1960 avviò Ravenna Mare, che Eni, celebrando in città i cento anni dell’Agip, ha ricordato come il “primo giacimento offshore dell’Adriatico e primo vero pozzo a mare perforato in Europa”. Nicola Procaccini, nel suo L’ecologia dei conservatori, scrive che “l’Alto Adriatico detiene depositi naturali immensi di metano e consente facili estrazioni”, osserva che l’Italia è rimasta ferma “mentre la Croazia (UE come noi) trivella di fronte alle nostre coste” e registra, sui dati di Assorisorse, che “per la prima volta dopo decenni” la produzione nazionale è tornata a crescere, anche grazie al sito di Longanesi, “in provincia di Ravenna”. Quegli stessi giacimenti, una volta esauriti, possono servire anche a qualcos’altro, ed è quello che Eni e Snam fanno dal 3 settembre 2024 con la prima fase di Ravenna CCS, che cattura la CO2 “emessa dalla centrale Eni di trattamento del gas naturale di Casalborsetti”, circa 25 mila tonnellate l’anno, e la porta “attraverso condotte precedentemente utilizzate per il trasporto del gas naturale e opportunamente riconvertite” fino alla piattaforma di Porto Corsini Mare Ovest, dove viene iniettata “nell’omonimo giacimento a gas esaurito” a circa 3.000 metri di profondità, con un abbattimento “superiore al 90%, e con punte fino al 96%”. Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, disse allora che “la cattura e lo stoccaggio della CO₂ è una pratica efficace, sicura e disponibile fin da ora per abbattere le emissioni delle industrie energivore le cui attività non sono elettrificabili” e spiegò il metodo: “Utilizziamo i nostri giacimenti esauriti, le nostre infrastrutture esistenti e il nostro know-how nelle tecniche di reiniezione”. Il 19 ottobre la Commissione europea ha selezionato la seconda fase fra i 77 progetti a cui andranno 3,4 miliardi dell’Innovation Fund, e nella scheda pubblicata con l’annuncio la presenta come il primo hub del Mediterraneo che stoccherà la CO2 “in più giacimenti di gas esauriti, gestiti centralmente come un unico complesso” e che “collegherà i distretti industriali del Nord Italia allo stoccaggio geologico”. Secondo Eni l’obiettivo è arrivare a “4 milioni di tonnellate di CO2 all’anno entro il 2030”, con un potenziale di espansione “fino a 16 milioni di tonnellate all’anno”, in un hub dalla capacità complessiva di “circa 500 milioni di tonnellate, pari a oltre il 70% della capacità di stoccaggio annunciata nel Mediterraneo”, che raccoglierà la CO2 “da una pluralità di emettitori industriali italiani ed europei, tramite pipeline, nave, ferrovia e trasporto su strada”, mentre Snam costruirà le condotte Ravenna-Casalborsetti e Ferrara-Casalborsetti, “destinate a collegare le principali aree industriali italiane con il sistema di stoccaggio di Ravenna”. Procaccini ed Elena Donazzan, vicepresidente della commissione per l’Industria, la ricerca e l’energia del Parlamento europeo, hanno salutato la selezione come “un riconoscimento importante per il sistema industriale italiano” e hanno scritto che sostenere progetti come questo “significa lavorare per una transizione energetica concreta, tecnologicamente avanzata e compatibile con la tenuta del nostro tessuto produttivo”. Ora Eni e Snam dovranno preparare con l’agenzia europea Cinea l’accordo che fisserà budget, calendario e impegni del progetto, e la Commissione ne comunicherà l’esito nel primo trimestre del 2027.

Claudio Rotunno

www.terradeifigli.it

La Redazione