Transizione con realismo
Nel video podcast “Italia in transizione”, realizzato da Adnkronos in collaborazione con Shared Ground, l’europarlamentare Nicola Procaccini offre una lettura critica delle politiche ambientali europee e del futuro del Green Deal. Co-presidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti al Parlamento europeo e responsabile ambiente di Fratelli d’Italia, Procaccini sostiene che la strategia adottata dall’Unione Europea negli ultimi anni abbia prodotto effetti dannosi sia sul piano economico sia su quello ambientale.
Secondo l’esponente conservatore, il Green Deal della precedente legislatura europea sarebbe stato costruito con un’impostazione fortemente ideologica. “I frutti avvelenati del Green Deal stanno arrivando a maturazione e ci si rende conto di quanto siano tossici”, afferma Procaccini, sottolineando come molte scelte politiche siano state prese fissando prima obiettivi e scadenze e solo successivamente cercando gli strumenti per raggiungerli.
Il punto centrale della critica riguarda l’impatto economico delle politiche climatiche europee. L’europarlamentare evidenzia che l’Unione Europea rappresenta circa il 7% delle emissioni globali di gas clima-alteranti. A suo avviso, la riduzione accelerata delle emissioni all’interno dell’UE rischia quindi di avere effetti limitati sul clima globale, mentre potrebbe penalizzare pesantemente il sistema produttivo europeo. “Abbiamo creato uno svantaggio competitivo atroce per il sistema economico europeo senza che l’ambiente ne beneficiasse”, sostiene.
Tra i provvedimenti più contestati da Procaccini c’è il divieto di vendita di nuove auto con motore termico previsto per il 2035. Pur riconoscendo la necessità di ridurre l’impatto ambientale dei trasporti, l’eurodeputato difende il principio della neutralità tecnologica. Secondo questa impostazione, l’Unione Europea dovrebbe fissare obiettivi di riduzione delle emissioni, ma lasciare libertà agli Stati e alle imprese di scegliere le tecnologie più efficaci per raggiungerli. In questa prospettiva, Procaccini cita l’esempio dei biocarburanti, che potrebbero consentire di ridurre le emissioni mantenendo in vita la filiera industriale europea del motore termico.
Un altro tema centrale dell’intervista riguarda il sistema europeo di scambio delle emissioni, noto come ETS. Procaccini lo definisce “una tassa europea sul fare”, sostenendo che il meccanismo finisca per aumentare i costi di produzione delle imprese europee. Secondo la sua analisi, questo sistema rischia di favorire i concorrenti internazionali che operano in Paesi con regolamentazioni ambientali meno stringenti.
L’europarlamentare richiama inoltre l’attenzione su quello che definisce il “lato oscuro della transizione verde”. Tecnologie come le batterie per auto elettriche richiedono grandi quantità di materie prime critiche, tra cui litio, cobalto e nichel. Questi materiali vengono spesso estratti in Paesi dove le tutele ambientali e sociali sono molto limitate. Procaccini sostiene quindi che parte dell’impatto ambientale della transizione energetica venga semplicemente trasferito fuori dall’Europa.
Secondo l’esponente dei Conservatori e Riformisti, anche le politiche commerciali e industriali legate al clima stanno mostrando i loro limiti. Meccanismi come il sistema ETS e il cosiddetto “carbon border adjustment”, pensato per riequilibrare la concorrenza con i Paesi extraeuropei, rischierebbero comunque di tradursi in un aumento dei costi per le imprese europee.
Alla luce di queste criticità, Procaccini spiega che le istituzioni europee stanno cercando di correggere alcune scelte della precedente legislatura attraverso nuovi pacchetti di riforma e semplificazione normativa. L’obiettivo sarebbe quello di rinviare alcune scadenze e rendere più sostenibili per l’economia europea gli obiettivi climatici fissati negli ultimi anni.
La strategia proposta dal gruppo dei Conservatori e Riformisti si basa su un approccio definito “realista” alla transizione ecologica. Invece di puntare principalmente su divieti e obblighi normativi, Procaccini propone di incentivare l’innovazione tecnologica e gli investimenti nella ricerca. “Un’economia liberale non impone: promuove, favorisce e incentiva”, afferma.
Secondo questa visione, lo sviluppo tecnologico rappresenta la leva principale per conciliare crescita economica e tutela dell’ambiente. La transizione energetica, conclude Procaccini, dovrebbe quindi essere guidata più dall’innovazione e dalla competitività che da scadenze politiche rigide.
Claudio Rotunno



