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Leggere Procaccini per riscoprire l’ecologia dei conservatori - Terra dei Figli Blog
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Leggere Procaccini per riscoprire l’ecologia dei conservatori

Leggere Procaccini per riscoprire l’ecologia dei conservatori

Pubblichiamo la recensione del libro “L’ecologia dei conservatori” di Nicola Procaccini scritta da Alarico Lazzaro, Direttore Responsabile di Nazione Futura, giornalista e saggista. Alarico Lazzaro è nato a Bari il primo settembre del 2001, laureato triennale in Scienze politiche all’Università degli Studi di Bari con una tesi in Storia delle dottrine politiche (sulle matrici ideali del Conservatorismo Europeo) e magistrale in Governo Amministrazione e Politica alla Luiss con una tesi comparativa tra Francia e Italia sul percorso di istituzionalizzazione delle due destre conservatrici e identitarie di Meloni e Le Pen. Per i tipi di Historica/Giubilei Regnani ha pubblicato Éric Zemmour. Un intellettuale in corsa all’Eliseo (2022); Hirohito. Un Imperatore fra due epoche (2023) e La destra e l’Europa. Tra confederalismo, conservatorismo ed eurorealismo (2024). È presidente del movimento Young Confederalists of Europe (YCE).

Claudio Rotunno

www.terradeifigli.it

Recensione libro Procaccini di Alarico Lazzaro (Direttore Responsabile di Nazione Futura)

Roger Scruton definì l’ecologia la quintessenza della causa conservatrice, avvalendosi della simbiosi fra tradizione e identità per declinare temi come tutela della biodiversità, difesa dell’ambiente e salvaguardia del sacro e del creato.

Aspetti perfettamente analizzati nel libro di Nicola Procaccini, Co-Presidente del Gruppo ECR a Bruxelles, L’ecologia dei conservatori. Il ritorno al sacro della natura edito da Giubilei Regnani Editore e presentato a Roma in occasione della Giornata Mondiale della Terra.

Un saggio che ha il merito di spostare l’asse della contesa, ideale e dialettica, dall’ambientalismo messianico e fazioso per cui si battono i movimenti ascrivibili all’area progressista e l’ecologia dei conservatori.

Un’ecologia, quella conservatrice, mediata dal common sense, scevra dai radicalismi delle piazze in tumultuoso subbuglio e dalle politiche dannose e illogiche dell’Unione Europea e della Commissione targata Von der Leyen-Timmermans.

Il libro di Procaccini traccia un percorso che vede nelle radici storiche e culturali dell’ambientalismo la sua origine ma non dimentica di analizzare i principali aspetti legati all’attualità: il riscaldamento globale, nelle due declinazioni allarmiste e in quelle razionali; il Green Deal europeo e la perdita della competitività del Vecchio Continente (viene definito dall’autore “il più clamoroso errore”); la visione “contro natura” del progressismo che abbraccia anche la decostruzione di capisaldi come la famiglia naturale; le radici, profonde, del conservatorismo della GreenPhilosophy,, fino ai risvolti sacri della Natura e del creato anche tra flora e fauna.

Dalle battagli dal “ventre della Balena” di Bruxelles alle esperienze da sindaco di Terracina, Procaccini non si limita inoltre a raccontare la battaglia conservatrice per l’ecologia ma analizza anche con rigore gli errori della Destra sul tema ambientale, spesso dimenticato o sottovalutato tanto da essere stato idealmente e politicamente regalato alla Sinistra.

L’autore mette in evidenza la necessità di un patto generazionale sul tema ecologia, riscoprendo quella lezione che ha fatto di Edmund Burke il padre del moderno conservatorismo, un istinto più che ideologia frutto di un tacito abbraccio tra diverse generazioni, epoche e mondi.

Per farlo viene chiamato in causa un altro grande intellettuale, uno dei grandi “eretici” del Novecento, volto di un anticonformismo mai domo e impossibile da incasellare politicamente: Pier Paolo Pasolini.

“Nessuno, nessuno potrà mai scrivere un manifesto più lirico ed ecologista della mia idea di destra come fece Pasolini in Saluto e augurio, ultima poesia della sua vita. Non a caso scritta in dialetto friulano, il suo oikos – sottolinea Procaccini.

Perché Pasolini dedicò questo scritto ai “ragazzi scapestrati” della “destra divina” al grido del trittico “Difendi, conserva, prega”, a posteriori un’evocativa premonizione tra congedi e auguri per il futuro prima del tragico destino che avrebbe strappato il poeta alla vita.

È proprio l’oikosil cuore pulsante del saggio e dell’ecologismo conservatore.

Difendere l’ambiente rientra nell’alveo dell’oikofiliadi scrutoniana memoria che si ramifica nell’attaccamento alle proprie radici, al proprio vissuto, al proprio patrimonio ideale, dialettico, spirituale.

L’Oikofiliasi contrappone all’Oikophobiala tendenza all’autoflagellazione del mondo occidentale che tra vittimismo e decostruzione ha reso l’ambiente uno scudo su cui imbastire narrazioni catastrofiste e dannose.

Come sottolinea anche il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, autrice della prefazione che arricchisce il volume: “Non esiste un ecologista più convinto di un conservatore. Perché la parola ecologia deriva da quella greca oikos, che significa “casa” (…). Perché ogni conservatore è convinto che si debba ripartire da qui: dalla consapevolezza che la terra non è un feticcio ideologico, ma la nostra casa. E che difendere la nostra casa significa custodire la nostra identità, e accompagnarla nel futuro”. Un futuro in cui andrà riscoperta e tutelata la grande lezione dell’Ecologia dei conservatori.

Alarico Lazzaro

La Redazione